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Una lettera aperta ai nostri parlamentari sugli immigrati in Italia
E’ di Padre Sante Cervellin, Segretario Generale della Commissione Cattolica Argentina per le Migrazioni, in riferimento ai fatti di Rosarno.
Padre Sante Cervellin, segretario della Commissione Cattolica Argentina per le Migrazioni, l’ufficio della Conferenza Episcopale Argentina che si occupa dell’assistenza ai migranti, ha scritto una lettera ai nostri parlamentari, deputati e senatori italiani eletti nella Circoscrizione Estero, in riferimento ai fatti di Rosarno.
Come è noto, nella cittadina calabrese, ci sono stati gravi incidenti tra la popolazione locale e lavoratori immigrati di colore, che hanno portato ad un massiccio intervento delle forze dell’ordine e al trasferimento degli oltre mille immigrati coinvolti nelçgli incidenti, in altre zone dell’Italia.
Ecco quanto abbiamo ricevuto da Padre Cervellin:
Caro Signor Basti,
se può essere di interesse per i lettori di “Tribuna Italiana”, ecco il testo di una lettera a senatori e deputati italiani eletti all’estero.
Auguri di buon anno.
P. Sante Cervellin
Lettera aperta a senatori e deputati italiani eletti all'estero.
Cari amici,
vi chiamo con questo nome perché abbiamo in comune una stessa origine (l'Italia), viviamo e rappresentiamo, ognuno nel suo campo, la numerosa collettività italiana disseminata nel mondo.
Vi scrivo per le vicende amare e disgustose di cui stampa, radio e televisione si sono fatti eco per catapultare a livello internazionale il modo di agire dei nostri connazionali residenti in Italia: mi riferisco ai fatti di Rosarno (Calabria) come momento storico a cui alludere oggi, peró tutto questo puó essere generalizzato a situazioni anaoghe accadute in Lombardia, Veneto o Emilia Romagna.
Come sapete, abbiamo davanti due gruppi: italiani e stranieri; bianchi e neri; operai e stato; governo e opposizione. Non vi sembra che sia una situazione analoga a quella che avete vissuto sulla vostra pelle nelle varie nazioni dove siete emigrati? Non vi siete mai trovati in circostanze simili, reclamando diritti che le varie nazioni che vi ospitavano, non volevano riconoscervi? Non avete mai scritto articoli di protesta contro la nazione che vi ospitava perché non voleva mollare sull'esercizio al voto che voi reclamavate?
Anche in questo caso, non c'è solo un colpevole, l'immigrato; sí, senza dubbio, ha anche lui le sue colpe, le sue magagne, e qualche volta anche gravi, però si sa che il torto e la ragione non si possono attribuire esclusivamente a una parte: hanno ragione loro ed ha ragione il governo.
Cosa fare allora?
In questo frangente e in situazioni analoghe che si presentassero, dovrebbe entrare la vostra azione diplomatica, di persone esperte nel ramo. Mettervi da pacieri tra le due parti; con la parola “paciere” non si allude a chiudere gli occhi per fare appello solo a bontà, fratellanza, amicizia, perdono. Ricorderete tutti la tesi di Vico: la storia ha dei corsi e dei ricorsi e l'emigrazione segue la stessa via: che non vi tocchi assistere a mandarli a casa oggi, per domani richiamarli per la raccolta dei pomodori in altre regioni! Sarebbe una vera beffa.
Fate appello a situazioni analoghe vissute in Canada, Argentina, Belgio o Australia; voi siete in grado di capire meglio entrambe le parti per averne fatto esperienza diretta. Voi siete stati all'estero!
Lasciate da parte i partiti o le coalizioni che vi hanno subito fagogitato appena siete arrivati in Italia per occupare un seggiolone in Senato o nella Camera dei Deputati; vi usano soltanto quando servite ai loro interessi; cercate di far capire tante cose che a molti connazionali, in Italia, sfuggono per essere sempre vissuti in un contesto ristretto al paesello, alla provincia, alla regione o, su scala maggiore, fino anche ad arrivare al concetto di Nazione.
Voi siete i deputati eletti all'estero e appartenete a noi “emigranti italiani”; già ieri stesso, una persona che lavora come avvocato alle mie dipendenze mi ha fatto arrivare un articolo di giornale dove si sottolineavano questi avvenimenti della Calabria; non era ingenua la copia del giornale; in pratica voleva dirmi: tu parli tanto di Unione Europea, della cultura delle nazioni d'Europa e poi vi comportate in quella maniera?
Se l'Italia forma parte di questa Unione Europea, il problema può essere ribaltato a livello dell'intera Europa.
L'Italia, come la Spagna, non deve accollarsi le responsabilitá su tutti gli immigrati che arrivano nelle sue coste; non deve essere lasciata sola in questo contesto.
Ribaltate il problema a livello europeo e stabilite regole comuni; gli organismi di Strasburgo servono solo a dire che l'Italia non deve esporre il crocifisso? Se si sentono di dettare leggi su altre nazioni, che l'Unione Europea si faccia carico anche dell'immigrazione nelle varie nazioni. Intervenite e assumete un ruolo importante in questo frangente, altrimenti nelle prossime elezioni riceverete ancora meno voti.
Sante Cervellin
Segretario Generale della Commissione Cattolica Argentina di Migrazioni

