L'Argentina di origine italiana

27-12-2017 | Editorial

Auguri!

Fra poche ore diremo addio a quest’anno 2017 e ci faremo gli auguri per il nuovo anno che nascerà, scambiandoci speranze e illusioni per il 2018, prima fra tutte, che sia un anno migliore per tutti.
E’ l’augurio che porgiamo a tutti i nostri amici lettori, collaboratori, inserzionisti, alla comunità tutta.
Come ogni fine d’anno, viene naturale fare un bilancio dei quasi 365 giorni che abbiamo trascorso. E lo facciamo come giornale di collettività, per ricordare una serie di avvenimenti che, per ragioni diverse, sono stati molto speciali. 
A cominciare dalla visita del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che con la sua presenza in Argentina ha messo fine a un lungo periodo che durava da sedici anni senza visite di Capi dello Stato italiano. 
Una visita che, oltre all’importanza che ha avuto anche per i rapporti bilaterali, è stata per noi come comunità particolarmente significativa per quel messaggio che ci ha trasmesso dal palcoscenico del Teatro Coliseo, che ci ha tanto commosso e la cui sintesi è in quella frase lanciata dal Capo dello Stato: “Qui è nata l’italianità”. 
Parlando di Coliseo, lo storico teatro nato dal lascito del conte Felice Lora, e proprietà del demanio italiano, ha completato i lavori di restauro, ammodernamento e riqualificazione, fatti grazie ai finanziamenti messo a disposizione di un gruppo di imprese italiane, nel quadro della legge di mecenatismo, della Città di Buenos Aires, confermando l’appeal della capitale argentina con la cultura italiana. Un richiamo mutuo, del quale sono espressione molte opere architettoniche e monumentali della città. E a proposito di monumenti, un altro evento, recente, dell’anno che sta per concludersi, è la conclusione dei lavori di montaggio del monumento a Cristoforo Colombo, che era stato smontato e inviato fuori dalla piazza che porta il nome del navigatore genovese, dietro alla Casa Rosada, provocando dolore, indignazione e proteste. 
Collocato in una nuova postazione, di fronte al fiume e davanti all’aeroporto cittadino, l’opera di Arnaldo Zocchi, donata dalla collettività italiana in occasione del centenario della “Revolución de Mayo”, ora è stata completata e mancano lavori di protezione del marmo di Carrara sul quale è stata scolpita. Ora la nostra comunità è impegnata nel fare di quel posto, un polo di italianità.  
Si tratta senz’altro di tre importanti avvenimenti, diversi tra loro ma che hanno in comune il fatto di essere stati molto positivi, insieme ad altri che vanno segnati con la matita blu. Come il grande pranzo  che ha riunito italiani e spagnoli in un incontro di fratellanza per proclamare e ricordare i valori che hanno legato all’Argentina le due storiche collettività straniere.
In un anno che ha visto, oltre alla prestigiosa visita del Presidente Mattarella, anche la presenza di numerose missioni italiane (l’ultima quella del viceministro Ivan Scalfarotto in occasione della riunione dell’OMC a Buenos Aires pochi giorni fa) a conferma del nuovo corso nei rapporti bilaterali, che ha approfondito i tradizionali rapporti speciali tra l’Argentina e l’Italia, frutto della volontà di entrambe le parti e dell’impegno personale e professionale dell’amb. Teresa Castaldo (che fra pochi mesi concluderà la sua missione a Buenos Aires) e dei suoi collaboratori.
Purtroppo oltre alla matita blu, ci sono gli eventi da segnare con quella rossa. e questa vale non soltanto per la mancata qualificazione della nazionale di calcio ai mondiali di Russia. Un evento sportivo che però ha riflessi negativi per la grande delusione che ha provocato anche tra gli italiani in Argentina. 
Molto più concreta è invece la mancata soluzione ai problemi della rete consolare, che continua ad essere in vetta alle lamentele della nostra comunità per le difficoltà ad ottenere i turni per le pratiche, in particolare riconoscimento della cittadinanza  e passaporto. Al punto che ci sono state due giornate di manifestazioni una davanti ai consolati italiani in tutta l’America latina e un’altra a San Paolo, in Brasile, dove le attese per un turno di cittadinanza sono più lunghi (in certe sedi anche di sette anni). 
Per fortuna nella legge di bilancio appena approvata vengono destinati quattro milioni in più alle politiche per gli italiani all’estero, in particolare per l’assunzione di digitatori e per la diffusione culturale. Ma sembrano pochi, pochissimi, perché si possa dire che è cambiata la tendenza. L’Italia non ha ancora una politica verso gli italiani all’estero che sia utile per l’Italia e favorevole pe le sue comunità. Anzi, oggi manca un dibattito serio sulla questione, perché l’argomento non è all’ordine del giorno della politica italiana. 
In queste ore il Presidente della repubblica dovrebbe firmare il decreto di scioglimento della XVII Legislatura e di convocazione a elezioni che si terranno nel mese di marzo. Elezioni aperte, molto aperte, dal risultato incerto. Ma forse questa sarà la volta buona perché si ritorni a parlare di italiani all’estero, al di la della retorica. 
Infine questo è stato l’anno del 40º anniversario della nostra TRIBUNA ITALIANA. Avremmo voluto fare tante cose, ma solo poche siamo riusciti a portarle a termine. Oltre al numero speciale del mese di giugno, ci sono stati gli incontri tra gli scrittori italiani e argentini nelle librerie di Buenos Aires. “Un mar de libros” è stato il  titolo della proposta ideata dalla prof.ssa Renata Adriana Bruschi, alla quale siamo molto riconoscenti per l’iniziativa brillante e disinteressata che ci ha regalato. 
E dato che ringraziamo, vogliamo esprimere pubblicamente un grazie a tutti i nostri collaboratori di oggi e di ieri. Tra gli attuali, la stessa prof. Bruschi, il prof. Romano Martinelli, il collega e amico Dante Ruscica, l’amb. Giovanni Jannuzzi, Domenico Di Tullio, Francesca Ambrogetti, Italo Catalano che rende preziose le cronache degli eventi più importanti con le sue fotografie, Cristina Borruto e, naturalmente l’amico Walter Ciccione, esempio di passione e amore disinteressato per la TRIBUNA ITALIANA alla quale dona la sua apprezzata collaborazione da oltre vent’anni.
Altri due ringraziamenti e in loro a tutti gli avvisatori e inserzionisti che in questi 40 anni ci hanno accompagnato. Loro lo hanno fatto sin dal primo numero e continuano a pubblicare i loro avvisi ancora oggi: la dott.ssa Antonietta La Rocca, traduttrice e l’agenzia di viaggi Politinera, degli amici Beniamino e Alejandro Fusella. 
Le persone che andrebbero ringraziate sarebbero tante, come i soci fondatori, come la famiglia Basti, come tanti dirigenti della collettività italiana di ieri e di oggi che ci hanno sostenuto o ci danno ancora oggi il loro appoggio. E, naturalmente, ognuno degli abbonati e lettori di questo giornale.
A tutti mille grazie per questi 40 anni.
A tutti i migliori auguri di ogni bene per l’anno 2018 che sta per cominciare. 
 
IL DIRETTORE 
direttore@tribunaitaliana.com.ar

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